- il Cinema {ma proprio tutto.. i trailer, i titoli di coda -entrare nella sala buia, sprofondare nella poltrona, aspettare con ansia che le luci si abbassino e immergersi nello schermo, gustarci il film sin dai trailer iniziali fino ai titoli di coda- i popcornnnn sbav}
- Musica - Viaggi - la nostra Torino
- Divertimento - Arte - Donne :p
- Fotografia - i Manga e gli Anime Yuri
La Nostra Musica:
- The Smiths
- Modena City Ramblers
- Millencolin
- Carmen Consoli {MissPatacca]
- Elisa {MissPride}
- 3 Doors Down
I Nostri Film :
Son davvero tantissimi troppi..alcuni titoli..
Miss Pride:Tutto Su Mia madre, Fucking Amal - Pomodori Verdi Fritti Alla Fermata Del Treno - V Per Vendetta [aggiornerò sicuramente]
Miss Patacca: L 'Età Dell'Innocenza - Slc Punk! - Giovani Carini E Disoccupati - Il Favoloso Mondo Di Amelie [aggiornerò sicuramente]
I film sono diventati dei... fantasmi!
Dimostrate la vostra abilità di cinefili indovinando a quali film appartengono i 25 fotogrammi proposti, nei quali sono stati accuratamente oscurati i volti dei protagonisti.
Se il cinema è la vostra passione siamo certi che riuscirete a ricordarvi la maggior parte delle situazioni, in caso contrario, avete davvero bisogno di una cura intensiva davanti alla tv!
Ma in fondo la sfida è semplice... chi ad esempio non riconoscerebbe Superman anche senza vederlo in faccia? :D
scritto da missPatacca il giovedì, 22 maggio 2008,13:56
Voi come lo scegliete un film?
Io, personalmente, dò attenzione ad alcuni particolari.
Incomincio guardano gli attori e/o il regista.
Successivamente leggo la trama; oppure cerco quelli, i cui fotogrammi del trailer mi sono rimasti impressi.
Dopo una prima cernita; se sono ancora indecisa tra alcuni, scelgo il genere di film (commedia, drammatico, thriller,...) per cui il mio stato d'animo è più propenso quel giorno.
E poi, ovviamente, c'è la persona con cui andrò al cinema con cui concordare il film più consono per tutti; e, soprattutto, se non è un cinefilo come la mia compare e me, ci tengo a proporgli un film che penso rispecchi i suoi gusti. Penso non sia bello, non godere allo stesso modo di una serata al cinema.
Voi vi chiederete... "ma questa quanto ci mette a scegliere un film?! Mezz'ora, almeno!!" ...no, di solito circa 5 minuti, tranquilli! :p
In ogni caso, domenica sono andata al cinema... con mia sorella e il suo futuro consorte.
Essendo mia sorella poco incline al cinema (mi sa che ho assorbito io tutta la passione della famiglia!), è stata una scelta un poco complessa.
Seguendo le fasi di scelta, che ho prima indicato; non poteva non cadermi l'occhio su "Onora il padre e la madre" con Ethan Hawke, l'unico uomo che sposerei! ...dopo aver letto la trama su TrovaCinema, non avevo capito molto, così sono andata a cercarmi il trailer su YouTube (ok, sono pazza!), ma era troppo violento per la mia situazione emotiva di domenica.
Così, dopo ancora qualche breve considerazione, la scelta è caduta su Un amore senza tempo!
Ann Grant Lord, malata terminale di cancro, giace a letto accudita dalle figlie Nina e Connie. Nei suoi deliri causati dalla malattia, Ann ripercorre le tappe della sua giovinezza, quando era una promettente cantante ventiquattrenne. Con la mente ritorna negli anni '50, quando si era recata alla residenza dei Wittenborn, per il matrimonio della migliore amica Lila. Nell'attesa del matrimonio, Ann passa le sue giornate con il fratello di Lila, l'indeciso Buddy, ma quel week-end segna anche il suo incontro con il promettente medico Harris, che con il suo fascino ha fatto innamorare più di una persona.
Un film con cast 'stellare'. Prima fra tutte la mastodontica (per la bravura) Vanessa Redgrave, poi la brava e bella Claire Danes, un cameo di Meryl Streep e uno di Glenn Close, Toni Colette, Natasha Richardson (figlia della Redgrave) e un'altra figlia d'arte Mamie Gummer Streep.
E' un film che ci insegna come il tempo cambia la prospettiva sugli eventi; il tempo è un filtro che ci aiuta a capire quali sono le cose davvero importanti, che in fondo, sono veramente poche.
Insegna che non esistono errori, se le scelte si fanno seguendo sè stessi, i propri valori, il proprio animo. Messaggio dato attraverso la storia di una vita vissuta intensamente, con un briciolo di pazzia e di arte.
Si, non è un capolavoro questo film; ma alcune scelte stilistiche, alcuni veicoli espressivi utilizzati dal regista, sono interessanti.
E per concludere.. vi ripropongo la domanda iniziale. Voi come scegliete il film da andare a vedere al cinema? Avete delle priorità? O siete più sani di me?
scritto da missPatacca il martedì, 11 marzo 2008,15:53
Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), un veterano del Vietnam maniaco dell'ordine e patriota devoto, parte alle ricerca del figlio Mike, tornato dall'Iraq da appena una settimana e misteriosamente scomparso. Dopo le prime infruttifere ricerche – e grazie all'aiuto dell'ispettore Emily Sanders (la perfetta Charlize Theron), vessata dai colleghi e costretta a occuparsi di piccoli casi irrisolti - il cadavere del giovane soldato viene ritrovato in una zona militare, fatto brutalmente a pezzi e con segni visibili di bruciature.
L'universo della famiglia Deerfield cade a pezzi, punito per la seconda volta con la scomparsa di un figlio, scardinando le convinzioni etiche e morali dell'orgoglioso militare in pensione, convinzioni che iniziano a vacillare mano a mano che la verità sull'efferato delitto salta fuori. [fonte]
Forse il film di cui parliamo oggi, non si trova già più nelle sale, ma Miss Pride ed io, ieri abbiamo avuto la fortuna di vederlo in lingua originale presso quella fucina di cultura cinematografica che è il Cinema Massimo (il cinema della Mole, il cinema del Museo).
Dire che è un film che ti fa pensare, è dire poco.
A gli occhi di persone poco sensibili, o che si fermano alla prima impressione, potrebbe sembrare un film patriottico e contro gli iracheni. Invece?! Invece è un film pacifista, un film contro la guerra. Contro l'assurdità della guerra.
E' un film che spiega come una guerra possa cambiare i punti di riferimento, il concetto di morte, di violenza. E' un film che porta l'agghiacciante e folle banalità della violenza, tra di noi.
La valle di Elah è la valle dove si scontrarono Davide e Golia, e c'è da chiedersi "perchè il re mandò il giovane Davide a combattere il mostro Golia?"; perchè si inviano i propri figli nel folle inferno della guerra? Da qui, la consapevolezza (perfettamente espressa dallo sguardo di un bravissimo Tommy Lee Jones) di aver rovinato un'intera generazione, con il linguaggio della violenza.
E il film termina con l'immagine della bandiera americana, capovolta. Espressione internazionale di una situazione di pericolo, senza scampo. Forse siamo già senza scampo?
Nota speciale: Film arricchito dalla presenza di bravissimi attori, tra cui Susan Sarandon (mai deludente, anche in ruoli secondari) e Charlize Theron (completamente e mirabilmente al servizio della storia).
scritto da MissPride il martedì, 16 ottobre 2007,13:24
Erica Bain vive a New York, che registra e racconta via etere nel programma radiofonico "Street Walk". Spento il microfono e conclusa la giornata si rifugia nell'abbraccio dell'amato David, il compagno che avrebbe sposato se due balordi non lo avessero massacrato a Central Park. Sopravvissuta all'aggressione, Erica compra illegalmente una pistola per affrontare la strada e la paura. Un nuovo trauma, l'assassinio di una donna in un drugstore, scatena la sua rabbia e il desiderio di vendetta. Sui marciapiedi di New York incontrerà il senso del dovere del detective Mercer, che la costringerà a riflettere sulla legittimità della vendetta.
Dopo la parabola favolistica di Breakfast on Pluto, che affrontava il problema identitario di un uomo e di una nazione, Neil Jordan lascia l'Irlanda alla volta degli Stati Uniti, volgendo al femminile la vendetta "giusta" alla Charles Bronson. Il suo biondo giustiziere, come ogni eroe jordiano, si trova nell'impossibilità di sottrarsi alla propria indole ma se il giovane travestito di Cillian Murphy intraprendeva un viaggio esistenziale nel proprio Paese per riconquistare se stessa, la Erica di Jodie Foster attraversa le strade buie di New York e i tunnel di Central Park, perdendosi e perdendo la propria umanità.
Lontana dallo spirito borghese di Allen, la città americana diventa lo spazio della paura della violenza intesa come catastrofe morale. Dentro le vedute aeree e notturne di Manhattan, Jordan procede a investigare i misteri del cuore umano e il desiderio, radicato negli States, di farsi giustizia da soli. Dopo la perdita del fidanzato, la protagonista assume su di sé la volontà di riparare il torto, spogliandosi progressivamente della pietà e del filantropismo.
Pur dichiarando di aver voluto lasciare fuori la politica e di avere evitato qualunque tentativo di analisi dell'evento (il 9/11), Jordan mette in scena (indirettamente?) il "vuoto" lasciato dal trauma dell'aggressione, che ha sconvolto definitivamente il concetto di giustizia. Per la protagonista la "rieducazione" ai valori della civiltà passa attraverso la vendetta portata alle estreme conseguenze. Per superare lo shock e la grave crisi d'identità sociale, il cantastorie irlandese sa che occorre innanzitutto restituire la memoria attraverso la narrazione, facendo riemergere i fantasmi e liberando la nostra paura. Il dolore diventa il motore dell'azione, la crisi individuale di Erica diventa crisi sociale e poi culturale.
Jodie Foster, che dagli anni Novanta incarna sullo schermo la decenza morale e la disponibilità caratteriale, fa i conti questa volta con un soggetto critico. Nell'America di Jordan, il mondo preme da fuori finendo per tracimare nel territorio più prezioso: il privato. Così la resistenza di Erica si gioca in chiave privatistica e coscenziale.
(www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp)
Film visto domenica sera dopo lunga attesa, è un film crudo, su quanto il dolore e la perdita violenta di chi si ama possa portare alla vendetta passando per il terrore di un angolo buoio o di una strada anche alla luce del sole. La protagonista sopravvissuta diventa passa dalla paura di uscire di casa al vagare di notte per strade sempre più buie e mal frequentate sicura della pistola che tiene in borsa e sicura di saperla usare per uccidere.
Un film che va contro la morale comune a cui i film ci hanno abituati soprattutto se film intrinsechi di realtà..Vi consiglio di andarlo a vedere se non l'avete ancora fatto..
Jodie Foster è eccezionale in questa parte a lei non consona, la vediamo cambiare da fidanzata innamorata e spensierata ad assassina fredda..Cambia il suo modo di essere anche esteriormente a rappresentare il suo freddo interiore. Il suo fisico diventa più forte..diventa più dura, perde la femminilità che aveva all'inizio del film..
Nota..sempre troppo lesbica in sto fllm *_* sia per il tagio di capelli sia per il suo modo di muoversi quando si trasforma in giustiziera!..ditemi se l'avete notato anche voi O_O
scritto da missPatacca il martedì, 31 luglio 2007,22:55
L'ultima nostra avventura cinematografica è stata un pò impegnativa, ma decisamente bella e interessante.
Era da un pò che volevamo vedere questo film, finalmente ce l'abbiamo fatta!
Alex ha un segreto inconfessabile. Per questo i suoi genitori, quando lei era ancora in fasce, lasciarono Buenos Aires per trasferirsi sulle coste uruguayane, lontani dall'occhio indiscreto della gente. Un giorno, nella loro casa, arrivano degli ospiti molto attesi. Un chirurgo plastico di chiara fama, accompagnato da sua moglie e dal giovanissimo figlio di sedici anni, vecchi amici di famiglia, iniziano a occuparsi del "caso" dell'adolescente.
Le tre lettere del titolo rappresentano un'anomalia cromosomica - di quelle persone che hanno all'interno del loro patrimonio genetico sia dei gameti maschili che femminili – che resta il punto chiave della pellicola dell'esordiente regista argentina Lucia Puenzo. Alex, quindicenne alla scoperta della propria identità e delle prime esperienze sessuali, vive con disagio la propria diversità. Il suo essere ermafrodita, è più un problema sociale che personale, nella curiosità morbosa di chi le gravita affianco considerandola un "freak".
Il tema non è molto facile, ma delicato, toccante o intenso.
La regia non è semplicissima, un pò scarna... ma in questo modo, forse riusciamo a capire meglio il profondo dramma di questa ragazza.
A me è piaciuto molto, ci apre una finestra su una realtà diversa da noi... un difficoltà umana personale, ma allo stesso tempo, comune.
scritto da missPatacca il domenica, 01 luglio 2007,17:37
Dopo essere sopravvissuto a un incidente ferroviario, Ashoke (Irrfan Khan) cambia la sua personale visione della vita; inizia a viaggiare - prima in Inghilterra e poi in America - e torna in India solo per sposare secondo la tradizione bengalese una giovane donna scelta dai genitori. Ashima (Tabu) decide che è l'uomo per lei ancor prima di conoscerlo, nel momento in cui prova le sue eleganti scarpe europee lasciate nell'atrio, e con qualche timore, ma piena di speranze, lascia la patria e il calore della famiglia per seguire il marito a New York. Nonostante i contrasti climatici e culturali, Ashima trova conforto nel compagno che imparerà ad amare e rispettare. Alla nascita del primogenito i due giovani sposi lo chiamano Gogol, in onore dello scrittore russo al quale Ashoke imputa la sua salvezza . The Namesake gira intorno a questo nome bizzarro - prima voluto e in seguito ripudiato dal bambino - per raccontare la storia di una famiglia e le difficoltà di adattamento in un paese straniero. Lo scontro fra le culture si manifesta con più evidenza quando Gogol (Kal Penn) e la sorella Sonia (Sahira Nair) crescono: attraverso il taglio di capelli, l'abbigliamento, e le musiche dell'anglo-indiano Nitin Sawhney che si sovrappongono a quelle dei Pearl Jam a sottolineare anche il divario tra due generazioni.
L'India è appena accennata (nella primissima parte e quando i ragazzi si recano nel paese di origine insieme ai genitori), ed è allo stesso tempo una presenza costante e necessaria ai fini della narrazione.
La fotografia dai colori tipicamente indiani diventa così una silenziosa voce fuori campo - descrivendo il passato e le persone che presto ne faranno parte attraverso un filtro che attutisce i toni sgargianti - e accompagna lo spettatore lungo il cammino dolce, amaro, intenso di una famiglia che cresce e si forma secondo le dure regole del destino. [MyMovies]
Una saga familiare atipica. Moderna e fresca.
Un modo per conoscere una cultura estremamente affascinante, un modo per essere incuriositi e spinti a scoprire la cultura indiana.
Bravi attori per una storia intensa e profonda. Accattivante e interessante.
Nota speciale alla protagonista femminile: Tabu. Molto bella!
scritto da missPatacca il giovedì, 07 giugno 2007,15:53
Serata particolare quella di qualche giorno fa.
Le Miss avevano deciso di andare al cinema, ma di iniziare con un veloce aperitivo pre-film. Purtroppo la scelta del bar è stata nefasta! Le Miss vi sconsigliano di recarvi nel bar (al momento ci sfugge il nome) in via Accademia delle Scienze, proprio di fronte a McDonald's e accanto a quel creatore di squisitezze chiamato Grom. Personale scontroso e inospitale, oltre che scarsa possibilità di scelta culinaria.
Dopo questo insoddisfacente ristoro ci siamo appropinquate verso il cinema Romano, ed abbiamo di nuovo incontrato persone scortesi e un luogo scomodo.
Per fortuna che il film era bello! :D
Breakfast On Pluto
Patrick Brady è nato dalla relazione clandestina tra un prete cattolico e la sua governante. Abbandonato dalla madre, fuggita a Londra, e affidato dal padre alla tabaccaia del paese, Patrick rivela sin da ragazzino una sensibilità spiccatamente femminile che si traduce in gesti appariscenti, in travestimenti e maquillage vivacissimi. Rinnegato dai genitori naturali e dalla madre adottiva, il ragazzo cresce con un gruppo di amici nell'Irlanda degli anni '70, occupata dagli inglesi e rivendicata dall'IRA. In seguito alla morte violenta di un amico, Patrick mutua il nome in Kitten e parte alla volta di Londra per conoscere sua madre. Alla fine del viaggio troverà invece un padre e una precisa quanto stravagante identità.
Inanzitutto, titolo stupendo tratto da una canzone di Don Partridge.
E' un film travolgente, ci porta ad immergerci nella sfavilante, spichedelica, confusa atmosfera degli anni '70.
E' un film allegro, nonostante il tema difficile, grazie anche al carisma del personaggio principale, e a i testi ironici e un pò surreali. Si ride, anche se forse di un sorriso amaro.
Trovo particolare il modo in cui ci viene presentato il problema nord-irlandese (tema comprimario insieme alla transessualità); raccontato dal punto di vista di un semplice cittadino (in questo caso Patrick) preso dai propri problemi personali e dalla vita di tutti i giorni e che ogni tanto viene sfiorato, toccato o travolto dal terrorismo, l'IRA e l'Irlanda del nord.
Film davvero godibile e interessante.
Nota speciale colonna sonora: in particolare, Children Of The Revolution - T-Rex.
scritto da missPatacca il mercoledì, 30 maggio 2007,23:55
Ritornano le vostre Miss, purtroppo in forte ritardo, ma sono state in altre faccende affaccendate. Faccende anche abbastanza rompi cojones, ed anzi, siccome una delle due miss, la mia collega è ancora un pò moscia, e io invece voglio che sia allegra, comincio a scrivere questo post sperando di farle cosa gradita. ^^
E poi, comunque, sono passati 4 giorni dal film e non abbiamo ancora dato il nostro parere, eccheccavolo!!
Ok, la smetto di delirare... -.-
Yorkshire, Inghilterra del nord, 1983. Otto ragazzi. Vivaci, intelligenti e preparati, curiosi e svelti di mente. Tutti fanno parte di un'anonima e dimenticata da tutti scuola di provincia ma vengono selezionati per prendere parte a un colloquio di ammissione per andare ad Oxford o a Cambridge, le due mete d’oro dell'università inglese. A prepararli per l'importante appuntamento la loro insegnante di storia, l'esuberante Hector, sulla carta professore di letteratura ma in realtà maestro d'entusiasmo, e, sotto consiglio del rigido preside, un nuovo giovane professore, dall'apparenza e dai modi più accademici ma altrettanto valido e affascinante. Fra una gita, una lezione di pianoforte e una di francese tutti e otto i ragazzi arriveranno al colloquio più o meno in grado di superarlo.
Diretto da Nicholas Hytner e sceneggiato da Alan Bennett (autore anche della pluripremiata commedia teatrale da cui il film è tratto), il film è una commedia fersca e brillante, tipicamente inglese, sia per la grigia ambientazione che per lo humor secco e tagliente, non di rado felicemente politicamente scorretto.
Che dire... le vostre miss questa volta erano partite trulle trulle, sicure di vedere una semplice e tranquilla commediola inglese. E invece, cosa si ritrovano? Un film a tema O_O (ormai il nostro fiuto li trova senza neanche cercarli!! O_O)
A parte questo, film davvero carino, simpatico... ma mai stupido!
Si nota la provenienza da un testo teatrale, a volte è difficile stare dietro ai dialoghi ma ciò lo rende un film stimolante... divertente!
Insomma... bello! ..e direi anche un Fede si... ma non mi sbilancerei troppo.. forse è meglio Fede dicci tu ;) :p
Nota speciale alla colonna sonora degli Smiths, Cure, New Order.
scritto da MissPride il sabato, 26 maggio 2007,18:53
Ieri sera serata cinema, ore 21.30 davanti all'Ambrosio di Corso Vittorio zona stazione, purtroppo la Patacca non ce l'ha fatta quindi vi beccate solo il mio punto di vista XD
Iniziamo con la scheda del Film..vai regia prego
La storia di un serial killer che terrorizzò San Francisco in un thriller atipico e ossessivo Diventa un film la vita del famoso serial killer Zodiac, che terrorizzò San Francisco alla fine degli anni '60.
Durante l'estate del 1968, nell'area di San Francisco, comincia a operare un serial killer che rivendica i propri omicidi con lettere spedite ai principali quotidiani locali. Dopo aver assunto un nome riconoscibile, Zodiac, l'assassino sfida la polizia con una serie di messaggi in codice che nessuno riesce a decifrare correttamente. Sulle sue tracce, oltre a una coppia di detective, si mettono anche un giornalista alla ricerca di scoop e un vignettista frustrato, quest'ultimo appassionato di codici ed enigmistica: la sfida è appena cominciata…
Zodiac è un thriller atipico: ispirato alle azioni di un serial killer che tenne per anni in scacco la polizia di San Francisco (ancora oggi il caso è considerato chiuso solo perché il principale imputato morì prima di essere sottoposto a processo), il film di David Fincher concentra le sue attenzioni non tanto sulla figura dell'assassino, che rimane sullo sfondo, avvolta da un'aura inquietante e misteriosa, ma su un eterogeneo gruppo di personaggi, le cui vite vengono sconvolte dalle azioni del killer.
Il tema dell'ossessione, già declinato efficacemente da Fincher nelle pellicole del suo recente passato, ritorna e diventa quindi perno dell'intera vicenda: tutti i protagonisti della storia, in primo luogo l'ispettore David Toschi (un eccezionale Mark Ruffalo) e l'anonimo vignettista Robert Graysmith (il capace Jake Gyllenhaal), sacrificano carriera, affetti e famiglia, pur di trovare il bandolo della matassa che, anno dopo anno, si fa sempre più fitta e apparentemente inestricabile. Sullo sfondo, emerge sempre più chiaro il ruolo chiave che assumono col passare degli anni i media e l'informazione in generale.
Nonostante la sua eccessiva durata (oltre due ore e mezza) non contribuisca certo a renderne più agevole la visione, Zodiac garantisce più di un momento memorabile: la sequenza dell'omicidio a sangue freddo di una coppietta nei pressi di un lago e quella che vede Jack Gyllenhaal scendere nello scantinato di uno dei presunti colpevoli, valgono, come si suol dire, il prezzo del biglietto. Peccato che Fincher non abbia reso più compatta e omogenea la narrazione e non abbia utilizzato il tempo a sua disposizione per approfondire meglio alcuni personaggi, come quello del giornalista ubriacone interpretato (casualmente…) da Robert Downey Jr. e quello, forse troppo marginale, cui dà volto e corpo Chloe Sevigny. Graziato da una prestazione del cast a dir poco sontuosa, Zodiac è un film ostico, affascinante, un "thriller non thriller" anticonvenzionale, forse troppo lento e denso di fatti e dialoghi. In America il pubblico non ha gradito (la critica è invece osannante): da noi, dato il genere, potrebbe avere miglior fortuna. Quel che è certo è che David Fincher, anche se non al suo meglio, ha davvero talento da vendere. (link)
scritto da missPatacca il martedì, 22 maggio 2007,00:08
La pellicola, ambientata in Francia e a Praga, ripercorre i drammi e le gioie di una delle leggende della canzone francese e internazionale, Edith Piaf. Nata nei sobborghi parigini, la diva diventa famosissima fin da giovane. La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare da toni aspri a toni dolcissimi. Molte le sfortune e i fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. [link]
E' un film che ho trovato travolgente, angosciante, claustrofobico proprio come la vita della protagonista. Il regista prova a farci immedesimare in questa stravagante esistenza, in questo turbine di emozioni ed esperienze, anche attraverso una moltitudine di rapidi e frenetici flash-back.
Personalità strabiliante quella di Edith Piaf, regala emozione e drammaticità a questo bellissimo film!
Miss Pride: Purtroppo quando è stato proiettato a Festival non siamo riuscite a vederlo ma ieri sera ce l'abbiamo fatta grazie alle proiezioni al massimo dei film che hanno vinto.
20.30 la sala è semi vuota quando io e la mia amica prendiamo posto, insieme a noi una coppia (etero) di settantenni..inaspettati, tempo qualche minuti e la sala inizia a riempirsi, persone di tutte le età e di tutti i tipi. Prendiamo posto su quelle comode poltrone, la luce si spegne e parte il film..cristono qualche secondo silenziosamente contro uno che era messo male e non mi permetteva di vedere i sottotitoli e dopodichè mi perdo con l'inizio del film.
Sapevamo, sapevo già dalla partenza che era un film drammatico e che mi sarei dovuta aspettare un finale triste, eppure questo è un film che fino all'ultimo pensi sia impossibile che finisca male, è un film sulla vita e sull'amore..Un'amore impossibili, perchè un amore omosessuale ma più che per questo perchè un amore tra un Israeliano e un Palestinese che si ritrovano a Tel Aviv, la bolla, città che sembra europea, dove tutto appare facile, amarsi anche se si è due ragazzi, amarsi anche se si è uno israeliano e uno palestinese, andare a un rave per la pace ballando tutta la notte; fino a quando non ci si risveglia nella realtà, nella vita vera fatta di attentati, di kamikaze e di soldati israeliani che sparano alla folla.
Miss Patacca: questo post è talmente bello che c'è d'aggiungere poco.
The Bubble mi è piaciuto moltissimo. Ha la giusta intensità drammatica, senza cadere nel melenso o nel "taglio di vene"; per questo penso sia uno dei film che meglio esprime l'Amore tra quelli che ho visto. La rappresentazione del rapporto sessuale, in cui il loro intenso amore si poteva quasi toccare, dava i brividi.
Non condivido molto la scelta fatta dai protagonisti nella scena finale, ma si può comprendere.
Insomma, è un Fede NO... ma Fede, è talmente bello che devi vederlo!!!!